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LA  "CETARA"

Strumento a sedici corde (otto doppie ) a cassa piatta. Appartiene alla famiglia dei liuti, ai quali deve la sua morfologia. In Corsica e inGallura era diffusa già nel tardo medioevo.Sulla sua provenienza sussiste qualche perplessità ma è certa la sua presenza in Sardegna nel periodo giudicale.

A differenza di quello corso, lo strumento gallurese ha la cassa piatta ed è temperato, due particolari che ne denunciano la provenienza dal continente italiano, probabilmente dalla Toscana : accompagnava sia il canto del solista, nell’esecuzione delle « monodie » che il coro nelle «poliodie».

Non usa il sistema della accordatura spagnola ma quello a tre note classico sardo, simile al modo usato ancora oggi per la «chitarra battente» napoletana e nella chitarra del Campidano.

Vengono solitamente pizzicate solo le prime cinque coppie di corde mentre le restanti vibrano per simpatia.

Ha avuto il suo massimo splendore nel ‘600 e nel ‘700, soppiantata gradualmente dalla chitarra spagnola, introdotta in Sardegna dagli Aragonesi nel ‘500. Scomparve nei primi anni del ‘900.

Il Coro ha fatto ricostruire lo strumento, sulla base dei disegni di tavole del 1822, dal geniale liutaio corso Ugo Casalonga.

Il più grande poeta sardo, Don Gavino Pes (1724 – 1795), la usava per accompagnare le sue elegie, come un aedo greco :

TANTU TEMPU ERA MUTA LA ME POARA MUSA E OGGHJ È MOLTA.

DA LU CHJODU È CADUTA LA ME’ CETARA E L’AGGHJU IN PEZZI ACCOLTA

(Tanto tempo era muta la mia musa ed oggi è morta – Dal chiodo è caduta la mia cetara e l’ho in pezzi raccolta).


La Cetara

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